La Türkiye, con una nuova legge approvata dalla Grande Assemblea Nazionale/ Parlamento il 23 aprile, ha vietato ai minori di 15 anni di aprire account sulle piattaforme dei social media.
Ma quanto è nuova questa misura? In realtà non lo è affatto. Australia, Francia, Norvegia, Danimarca, Grecia e molti altri paesi hanno già adottato misure simili o si stanno preparando a farlo. Anche l'Unione Europea si sta preparando a introdurre un sistema di verifica dell'età digitale.
Ma la cosa interessante è questa: mentre i media europei più autorevoli presentano questo tipo di regolamenti come “protezione e regolamentazione” quando sono all'ordine del giorno dell'UE, quando gli stessi invece lo sono in Türkiye li definiscono "divieti controversi e sorveglianza". Stessa misura, paese diverso, contesto diverso.
Oggi, in questo articolo redatto da Yusuf Özkır per TRT World, affrontiamo sia la nuova normativa turca sui social media sia il doppio standard dei media europei su questo tema.
La Türkiye ha approvato una legge per regolamentare l'uso dei social media da parte dei minori di 15 anni.
Approvata dal Parlamento il 23 aprile, questa legge vieta ai minori di 15 anni di aprire account sulle piattaforme social e impone ai fornitori di servizi Internet di applicare chiari controlli parentali, tra cui il monitoraggio del tempo di utilizzo e l'ottenimento del consenso per la registrazione.
Secondo la legge, le piattaforme sono tenute a gestire immediatamente i reclami e ad adottare misure contro la pubblicità ingannevole. In caso contrario, tali violazioni potrebbero comportare sanzioni, tra cui divieti pubblicitari o limitazioni della larghezza di banda.
Anche le piattaforme di giochi digitali sono tenute ad applicare le diferenziazioni per età. La legge entrerà in vigore sei mesi dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Il dilemma di Der Spiegel
Il modo in cui i media presentano un argomento ai propri lettori utilizzando determinati schemi interpretativi influisce in modo determinante sulla comprensione delle diverse opinioni.
Le testate giornalistiche ricorrono intensamente a questo metodo per creare una percezione su un determinato argomento, per indurre a pensarla in un certo modo e per plasmare l'opinione pubblica.
Sebbene le aziende mediatiche siano ampiamente consapevoli che questa pratica non sia etica e sia in contrasto con la teoria dei media, non rinunciano al loro approccio determinato nel presentare i contenuti in un certo modo.
Le aziende mediatiche europee, quando si tratta della Türkiye, forniscono costantemente esempi particolarmente eclatanti in questo senso.
Anche il modo in cui Der Spiegel presenta le attuali normative costituisce un chiaro esempio di ciò.
La reazione giornalistica di Der Spiegel nei confronti di normative dello stesso tipo, sia che siano state pianificate dall’Unione Europea (UE) sia che siano state applicate dalla Türkiye, è diametralmente opposta.
Definire questo fenomeno semplicemente come una contraddizione semplificherebbe troppo la situazione, poiché è evidente un chiaro pregiudizio.
Der Spiegel definisce la normativa UE in materia come “protezione e regolamentazione”, mentre descrive la stessa misura adottata dalla Türkiye come “un divieto e una sorveglianza controversi”.
Questa situazione evidenzia un’incoerenza evidente sotto ogni punto di vista.
Critiche rivolte a DW Türkçe
Anche il modo in cui DW Türkçe presenta questa normativa comporta una certa distorsione.
In un articolo che all'inizio sembrava un testo giornalistico imparziale, si trovano in diversi punti espressioni come “si teme che questo divieto possa riguardare anche gli adulti” o “ci sono preoccupazioni sul fatto che l'applicazione possa in realtà prendere di mira gli utenti adulti”.
Questa situazione crea un quadro interpretativo negativo per il lettore.
Questo approccio è in contrasto sia con i principi giornalistici sia con l’obiettivo di presentare contenuti in modo pluralistico ai lettori.
Anche la descrizione delle VPN come “software utilizzati per aggirare la censura in paesi con restrizioni su Internet come la Türkiye” è stata criticata perché riflette una visione distorta.
Nel 2020, DW Türkçe aveva adottato un atteggiamento simile descrivendo in modo negativo le normative turche sui social media.
All’epoca era stato sostenuto che tali regolamenti fossero possibili in “paesi con elevati standard giuridici come la Germania”, ma che “negli Stati autocratici il rischio di abuso fosse elevato”.
Sebbene oggi questo atteggiamento sembri essersi ammorbidito, è ancora percepibile.
Ricerca di soluzioni
Non solo la Türkiye, ma molti Paesi nel mondo stanno cercando soluzioni per proteggere i bambini dai rischi legati ai social media.
Molti governi stanno adottando misure per limitare l’accesso alle piattaforme social ai minori di 15 anni.
Alla base di queste iniziative vi sono problemi sempre più evidenti nel processo di digitalizzazione, come deficit di attenzione, bullismo, perdita di motivazione, incitazione all’uso delle armi e radicalizzazione.
L’Australia è stata il primo Paese ad applicare una legge di questo tipo e, nel dicembre 2025, ha limitato l’accesso ai social media per i minori di 16 anni su piattaforme come TikTok, Instagram, Snapchat, X e Facebook.
Anche la Francia ha intrapreso passi simili e il Senato ha approvato una legge in materia. Regolamentazioni analoghe esistono anche in diversi Paesi asiatici.
Danimarca e Norvegia stanno lavorando a divieti dei social media rispettivamente per i minori di 15 e 16 anni. Il primo ministro norvegese, Jonas Gahr Støre, ha dichiarato che il relativo disegno di legge sarà presentato al Parlamento nel corso dei prossimi mesi.
Il dibattito continua anche nel Regno Unito. Il primo ministro Keir Starmer ha sottolineato che le normative attuali non sono sufficienti a proteggere i bambini dagli effetti dannosi di Internet.
La Grecia ha annunciato che, a partire dal 1º gennaio 2027, vieterà l’uso dei social media ai minori di 15 anni.
A livello dell’Unione Europea, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che una nuova “applicazione digitale per la verifica dell’età” è tecnicamente pronta per essere introdotta a breve. Questo dimostra che esiste già un ampio consenso su questo tema.
In generale, nonostante i diversi approcci adottati, è chiaro che molti Stati si trovano ad affrontare una sfida comune: proteggere i bambini in un mondo sempre più digitalizzato.
Con questa nuova regolamentazione, la Türkiye si inserisce in questo sviluppo globale, puntando a proteggere i minori dagli effetti negativi delle reti digitali.















