Opinione
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La fine della strada per il PKK/YPG
Il PKK e le strutture collegate, riconosciuti come organizzazioni terroristiche dalla Türkiye, dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e da numerosi altri Paesi, hanno causato la morte di decine di migliaia di persone in Türkiye e nella regione
La fine della strada per il PKK/YPG
PKK/ YPG si scioglie

L’annuncio secondo cui le SDF, le Forze Democratiche Siriane, a predominanza curda e con lo YPG come principale componente, saranno sciolte e integrate nell’esercito siriano potrebbe rappresentare una svolta importante nella lotta condotta dalla Türkiye da circa 40 anni contro l’organizzazione terroristica PKK e le strutture a essa collegate.

La capacità del PKK di operare nelle aree montuose, l’accesso alle armi e i limiti delle operazioni militari convenzionali in territori di questo tipo hanno avuto un ruolo importante nella lunga sopravvivenza dell’organizzazione. Tuttavia, la capacità del gruppo di sfruttare gli sviluppi politici e regionali è stata altrettanto determinante quanto la sua capacità militare.

A partire dal 2013, il processo di pace e, successivamente, le elezioni del giugno 2015 non portarono il PKK a deporre le armi. L’organizzazione proseguì invece la lotta armata e il processo si concluse.

In seguito, la guerra civile in Siria ha creato una nuova opportunità per lo YPG, il ramo siriano dell’organizzazione. Il collasso dell’autorità statale in alcune aree del nord consentì allo YPG di stabilire il controllo su ampie porzioni di territorio. L’ascesa di un’altra organizzazione terroristica, il DAESH, si e’ trasformato inoltre lo YPG in un partner importante per gli Stati Uniti. Operando sotto l’ombrello delle SDF, lo YPG ha ricevuto ingenti forniture di armi e un intenso sostegno aereo da Washington, riuscendo a controllare una parte significativa del nord-est della Siria. Ma questo assetto sembra ormai avviarsi verso la conclusione.

Perché il PKK si è sciolto?

Il processo di dissoluzione del PKK ha subito un’accelerazione con l’appello lanciato nel febbraio 2025 dal suo leader Abdullah Öcalan, detenuto in Türkiye, affinché l’organizzazione deponga le armi e si sciolga. Gli sviluppi politici e giuridici in Türkiye hanno inoltre creato un quadro per consentire ai membri dell’organizzazione di deporre le armi e, nei casi ritenuti opportuni, di tornare alla vita civile.

Questo sviluppo non è soltanto il risultato di una decisione politica. Ankara ha utilizzato per anni, parallelamente, la pressione militare e le iniziative diplomatiche, restringendo progressivamente il margine di manovra del PKK in Türkiye, Iraq e Siria. In particolare, a partire dalla metà degli anni 2010, l’impiego sempre più intensivo di droni armati ha facilitato l’individuazione e l’eliminazione dei vertici e delle postazioni del PKK.

Di conseguenza, i membri del PKK si sono ritirati in larga misura dalla Türkiye, dirigendosi verso le aree montuose del nord dell’Iraq. Mentre gli attacchi all’interno della Türkiye diminuivano significativamente, anche la capacità dell’organizzazione di muoversi apertamente è stata fortemente limitata. Con la progressiva riduzione delle opzioni militari, le attività dell’organizzazione sono rimaste sempre più confinate a grotte e postazioni sotterranee.

L’attuale dissoluzione, dunque, non deriva soltanto da una scelta politica, ma anche dal cambiamento degli equilibri militari maturato nel corso degli anni.

L’equazione cambia in Siria

Uno degli sviluppi più importanti che hanno indebolito la posizione dello YPG è stato il cambiamento degli equilibri di potere in Siria. Dopo la caduta di Bashar al-Assad nel dicembre 2024, è emerso un nuovo assetto politico. Il sostegno della Türkiye alla nuova amministrazione siriana ha avuto ripercussioni dirette sul futuro dello YPG.

Per lungo tempo, lo YPG ha fatto affidamento sulla continuità del sostegno statunitense. Tuttavia, i rapporti stretti tra il Presidente Recep Tayyip Erdoğan e il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, insieme all’orientamento di Washington verso una riduzione della propria presenza militare in Siria, hanno modificato questo calcolo. La Türkiye ha inoltre dichiarato di essere pronta, se necessario, a fornire sostegno militare al governo siriano.

Di conseguenza, lo YPG si è trovato progressivamente con un margine di manovra sempre più ristretto: da una parte, la prospettiva di una riduzione del sostegno statunitense; dall’altra, il rischio di un confronto con l’amministrazione di Damasco sostenuta dalla Türkiye. Uno degli obiettivi principali di Ankara è stato quello di impedire che lo YPG mantenesse la propria esistenza come struttura armata indipendente o permanente, favorendone invece l’integrazione nelle istituzioni politiche e di sicurezza dello Stato siriano.

Dalla vittoria militare alla soluzione politica

In un certo senso, quasi tutti gli attori coinvolti nel processo potrebbero trarre vantaggio dalla dissoluzione del PKK.

La Türkiye potrebbe porre fine a decenni di attività terroristiche. Potrebbe beneficiare di una maggiore stabilità nei territori di Siria e Iraq, mentre le comunità curde potrebbero guardare con speranza a un futuro politico caratterizzato da una riduzione della violenza e dall’assenza di un movimento separatista armato.

Tuttavia, non tutti gli attori regionali accolgono con favore questo esito. Israele, in particolare, ha storicamente considerato strutture di questo tipo come potenziali partner strategici nei confronti di Stati come Türkiye e Siria. La logica è relativamente semplice: le organizzazioni che si oppongono a questi governi possono potenzialmente svolgere il ruolo di utile contrappeso nei loro confronti.

La Türkiye ha sostenuto il governo siriano, ha collaborato con Washington per ridurre il sostegno allo YPG e, forse soprattutto, ha appoggiato l’integrazione dell’organizzazione nelle istituzioni statali siriane. L’obiettivo era convincere il gruppo a integrarsi nelle nuove strutture politiche e di sicurezza della Siria, anziché perseguire un’autonomia permanente.

Di conseguenza, Israele non è riuscito a trasformare lo YPG in un attore capace di assumere il ruolo strategico precedentemente svolto dagli Stati Uniti. Questo non significa che Israele si sia ritirato dall’equazione siriana. La presenza militare israeliana in alcune aree del sud della Siria e i suoi rapporti con la comunità drusa continuano a essere elementi importanti dell’equilibrio regionale in evoluzione.

Per Damasco, tuttavia, la possibilità di risolvere questa questione con il sostegno della Türkiye rappresenta un importante successo strategico.

Di conseguenza, la dissoluzione del PKK/YPG potrebbe rappresentare una svolta che va ben oltre i confini della Türkiye. L’impiego combinato da parte di Ankara della pressione militare, della diplomazia e dell’impegno politico ha progressivamente ristretto il margine di manovra dell’organizzazione in Türkiye, Iraq e Siria.

Se il processo si concluderà con successo, le sue conseguenze potrebbero andare ben oltre la fine delle attività terroristiche del PKK. Dopo 40 anni di attentati terroristici, la Türkiye potrebbe uscire da questo processo con rapporti più stabili tra tutti i suoi cittadini; Siria e Iraq, dal canto loro, potrebbero beneficiare della scomparsa dell’organizzazione.

In un senso più ampio, la fine del PKK/YPG potrebbe dimostrare che, per garantire una pace duratura, la vittoria militare da sola non è sufficiente.

Se avrà successo, questo processo potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase di stabilità in Türkiye, Siria e Iraq, producendo al contempo conseguenze di più ampia portata per l’Iran e per l’intera regione del Medio Oriente.