È di almeno 903 morti e 4.247 dispersi il bilancio aggiornato delle devastanti inondazioni che hanno colpito le aree al confine tra Nepal e Cina. Lo hanno riferito lunedì le autorità nepalesi per la gestione delle emergenze, mentre i soccorsi sono giunti al sesto giorno di operazioni.
Considerando anche i dati ufficiali di Pechino — che confermano 16 vittime e 546 dispersi in Tibet —, il bilancio complessivo del disastro sale ad almeno 919 morti e 4.793 dispersi.
Tra le persone di cui si sono perse le tracce in Nepal figurano 592 cittadini stranieri e 933 lavoratori impiegati nei cantieri idroelettrici lungo la valle travolta dalla piena. L'Autorità nazionale nepalese per la gestione delle catastrofi precisa che tra i dispersi locali vi sono anche 45 militari dell’esercito, 38 agenti delle forze dell'ordine e 19 funzionari delle dogane e dell'immigrazione.
A scatenare le inondazioni di mercoledì è stato il cedimento del substrato roccioso sottostante un ghiacciaio nelle zone ad alta quota dell’Himalaya. Secondo gli scienziati che hanno analizzato le immagini satellitari, il distacco di eccezionale portata ha registrato un'intensità pari a un evento sismico di magnitudo 5,2. La massa di roccia e fango precipitato ha provocato un'improvvisa e violenta ondata di piena nei fiumi a valle, spazzando via edifici, ponti e infrastrutture tra il Tibet e il Nepal.



















