Quando Netanyahu ha iniziato giovedì il suo intervento all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, le delegazioni di circa 70 Paesi hanno abbandonato l’aula o lasciato vuoti i propri seggi, dando vita a una protesta di massa contro le operazioni militari condotte da Israele a Gaza e nella regione.
Mentre Netanyahu si dirigeva verso il podio, decine di delegazioni hanno lasciato l’aula in blocco. Alcune nazioni hanno mantenuto in sala un solo rappresentante o un diplomatico di grado inferiore, mentre altre hanno boicottato integralmente il discorso.
Secondo quanto riferito dall’agenzia Anadolu, tra i Paesi che hanno preso parte alla protesta figurano Türkiye, Palestina, Pakistan, Tunisia, Siria, Algeria, Yemen, Egitto, Iraq, Arabia Saudita, Giordania, Iran, Qatar, Libano, Malesia, Indonesia e Kuwait.
Risulta inoltre che anche i rappresentanti di Spagna, Brasile, Perù, Cuba, Nigeria, Ghana, Libia, Bangladesh, Afghanistan, Oman, Niger, Madagascar, Botswana, Bahamas, Antigua e Barbuda e Capo Verde abbiano abbandonato l’aula o scelto di non presenziare alla sessione.
Protesta contro i crimini di guerra
L'azione di protesta giunge nel quadro delle crescenti critiche della comunità internazionale per la condotta di Israele, tra cui il genocidio a Gaza, le politiche attuate nella Cisgiordania occupata e gli attacchi sferrati in Libano e Siria.
Netanyahu è peraltro destinatario di un mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale nel novembre 2024 per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi a Gaza.
In aula alcune delegazioni occidentali
Non tutti i Paesi hanno tuttavia aderito alla protesta. I rappresentanti di Stati Uniti, Germania, Argentina, Ungheria, Serbia, Ucraina, Repubblica Ceca e Grecia sono infatti rimasti in aula per tutta la durata dell’intervento di Netanyahu.























