Secondo quanto riferito dalla Commissione palestinese per la resistenza al Muro e agli insediamenti, in tre anni sono stati registrati 48.174 attacchi da parte dei soldati israeliani «genocidi» e 14.742 da parte degli usurpatori israeliani.
Le aggressioni si sono concentrate a Al Khalil (10.840 attacchi), Ramallah e al-Bireh (10.594), Nablus (10.261) e Gerusalemme (7.315).
Dal 7 ottobre 2023 gli attacchi degli usurpatori israeliani hanno causato la morte di 66 palestinesi.
Nello stesso periodo gli usurpatori hanno dato alle fiamme terreni e proprietà palestinesi in 1.182 occasioni, hanno sradicato o distrutto 147.111 alberi, di cui circa 100mila ulivi, hanno compiuto 376 attacchi contro villaggi e comunità beduine e hanno creato 211 nuovi insediamenti illegali basati sull'allevamento.
I soldati israeliani hanno invece demolito 5.059 edifici e strutture, tra cui 1.894 abitazioni, con Gerusalemme in testa per numero di demolizioni (1.244). Per altre 2.133 strutture sono stati emessi ordini di demolizione o di sospensione dei lavori di costruzione.
Nello stesso arco di tempo le autorità israeliane hanno confiscato 64.200 dunam di terra palestinese attraverso ordini di requisizione militare e dichiarazioni di «terra demaniale», il dato più alto degli ultimi 30 anni.
In Cisgiordania e a Gerusalemme sono stati predisposti 415 piani di insediamento per decine di migliaia di unità abitative, mentre le autorità israeliane hanno bandito 97 gare d'appalto per la costruzione di 15.760 nuove unità, compreso il progetto «E1» a Gerusalemme Est.
Il comunicato sottolinea che le pratiche israeliane si stanno muovendo verso un sistema normativo che, andando oltre la situazione di fatto, mira a imporre l'annessione. La Commissione invita la comunità internazionale ad adottare le misure necessarie per bloccare i finanziamenti destinati all'espansione degli insediamenti e per chiamarne a rispondere i responsabili.






















