Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha lanciato un avvertimento: dopo l'Iran, Israele potrebbe individuare nella Türkiye il suo prossimo rivale regionale. Parlando lunedì all'agenzia Anadolu, Fidan ha dichiarato che Israele «non può vivere senza un nemico» e che Ankara sta rilevando segnali di una volontà israeliana di indicare la Türkiye come nuovo avversario, in un quadro in cui la politica estera di Tel Aviv appare sempre più orientata alla ricerca di minacce esterne.
Fidan ha inoltre lanciato un appello ai Paesi del Medio Oriente affinché aderiscano a un'architettura formale di sicurezza regionale fondata sul rispetto reciproco della sovranità, dell'integrità territoriale e della sicurezza nazionale, definendola indispensabile per garantire una stabilità duratura nella regione.
«In Libano vediamo un quadro già noto da Gaza»
Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha affermato che Israele sta conducendo in Libano operazioni militari del tutto simili a quelle già osservate a Gaza, descrivendo la distruzione sistematica di abitazioni e infrastrutture come parte di una vera e propria «campagna di sfollamento della popolazione».
Riguardo alla Siria, Fidan ha definito gli attacchi israeliani «un'area di grande criticità» e «un rischio serio» per la Türkiye, avvertendo che l'attuale relativa moderazione di Israele è legata al suo impegno nel conflitto con l'Iran e che tale situazione potrebbe non durare.
Sul fronte diplomatico, il ministro ha osservato che Iran e Stati Uniti sembrano «sinceri» nell'intenzione di portare avanti il processo di cessate il fuoco, mettendo tuttavia in guardia dalla possibilità che attori esterni possano frenarne i progressi.
Fidan ha inoltre ribadito il sostegno di Ankara alla riapertura dello Stretto di Hormuz attraverso vie pacifiche, sottolineando i rischi di un intervento armato e l'importanza della libertà di navigazione per l'economia globale.
Sul fronte NATO, infine, il ministro ha annunciato che il vertice in programma ad Ankara il 7 e 8 luglio 2026 potrebbe rivelarsi uno dei più significativi nella storia dell'Alleanza, rappresentando un'importante occasione per consolidare le relazioni tra l'organizzazione e gli Stati Uniti.













