La relatrice speciale dell'ONU per la Palestina, Francesca Albanese, ha affermato che Israele fa ricorso alla tortura contro i detenuti palestinesi nei centri di detenzione israeliani e contro la più ampia popolazione palestinese.
Le sue dichiarazioni sono seguite a un'inchiesta del New York Times di Nicholas Kristof, nella quale si affermava che tortura e violenza sessuale contro i prigionieri palestinesi erano diventate sistematiche nella custodia israeliana.
Albanese ha condiviso il suo rapporto, Tortura e Genocidio, predisposto per la 61ª sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.
Secondo il rapporto, la tortura è da tempo una componente centrale della politica israeliana di spossessamento dei palestinesi.
Afferma che, dal ottobre 2023, Israele ha fatto ricorso alla tortura su scala tale da suggerire vendetta collettiva e intento distruttivo, riflettendo una politica coordinata.
Il rapporto fa inoltre riferimento al ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir, affermando che avrebbe ordinato che i prigionieri venissero tenuti in celle buie ed esposti continuamente all'inno nazionale israeliano.
Il rapporto di Albanese sostiene che la tortura non è limitata alle prigioni.
Si afferma che i palestinesi siano stati soggetti a tortura attraverso sfollamenti di massa, assedi e restrizioni agli aiuti umanitari.
Il rapporto afferma che le autorità israeliane hanno creato un ambiente volto a spezzare la resistenza e la dignità palestinese. Sostiene inoltre che la tortura sistematica può costituire prova dell'intento genocida ai sensi della Convenzione sul genocidio.
L'inchiesta del New York Times, pubblicata l'11 maggio, includeva accuse secondo cui soldati e guardie carcerarie israeliani avrebbero sottoposto i detenuti a stupro, abusi sessuali su minori e torture fisiche.
Giovedì il primo ministro Benjamin Netanyahu ha detto che Tel Aviv avrebbe fatto causa al New York Times per le accuse contenute nel rapporto.













