Secondo diplomatici e funzionari, lunedì i ministri degli Esteri dell'Unione europea valuteranno se vi sia un sostegno sufficiente all'adozione di nuove misure volte a limitare gli scambi commerciali con gli insediamenti israeliani illegali nella Cisgiordania occupata.
Secondo quanto riferito da un alto diplomatico dell'UE e da un funzionario europeo, il dibattito si baserà su un documento riservato della Commissione europea che prospetta tre diverse opzioni: l'introduzione di un sistema di licenze per le importazioni, l'imposizione di dazi doganali dissuasivi oppure un divieto totale.
Da tempo l'UE fatica ad assumere decisioni di rilievo in materia di politica mediorientale, soprattutto a causa delle profonde e radicate divisioni tra i 27 Stati membri, in particolare sulla questione dell'occupazione israeliana dei territori palestinesi.
Negli ultimi mesi, tuttavia, è aumentata la pressione dei governi degli Stati membri affinché si intervenga contro gli insediamenti illegali, sullo sfondo della crescente violenza dei coloni e della crescente frustrazione nei confronti del governo di estrema destra di Benjamin Netanyahu, che ha portato avanti l'espansione degli insediamenti.
A maggio, l'UE ha imposto sanzioni a quattro entità e tre individui per quelle che ha definito gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani ai danni dei palestinesi nella Cisgiordania occupata.
In un parere consultivo del luglio 2024, la Corte internazionale di giustizia ha stabilito che l'occupazione israeliana dei territori palestinesi e gli insediamenti in Cisgiordania sono illegali, sottolineando inoltre che gli Stati devono adottare misure per impedire relazioni commerciali o di investimento che contribuiscano al mantenimento di tale situazione.
Lo scorso anno, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha definito «vergognosi» i tentativi di alcuni governi europei di dare attuazione al parere consultivo.
Gli organismi delle Nazioni Unite e la maggior parte dei Paesi considerano illegali gli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata. Israele respinge tuttavia questa posizione, sostenendo che si tratti di un territorio dal cui status è controverso e rivendicando una presenza ebraica nella regione risalente a migliaia di anni fa.
«Credo che lunedì assisteremo a un confronto sulle diverse opzioni e che riusciremo ad avere un'idea più o meno chiara delle posizioni di ciascuno», ha dichiarato il diplomatico, parlando a condizione di anonimato per poter riferire delle consultazioni interne riservate.
Secondo i diplomatici, lunedì non è attesa alcuna decisione formale su una misura specifica.
Le divisioni sulla questione emergono anche sul piano delle procedure necessarie per adottare un'eventuale decisione.
Alcuni diplomatici sostengono che un divieto degli scambi commerciali con gli insediamenti sarebbe soggetto alla regola della maggioranza qualificata, che richiede il voto favorevole di almeno 15 Stati membri rappresentanti almeno il 65% della popolazione dell'UE. Il documento elaborato dalla Commissione indica tuttavia che, secondo l'esecutivo europeo, un eventuale divieto potrebbe richiedere l'unanimità, una condizione che renderebbe estremamente improbabile l'adozione della misura.
La portavoce della Commissione europea, Paula Pinho, ha confermato che un documento è stato trasmesso agli Stati membri, ma ha evitato di commentarne il contenuto.





















