Sia che vi troviate in un vicolo affollato di Istanbul, sia nei pressi di un resort balneare ad Antalya, è probabile che vi imbattiate in un negozio Tekel (tabaccheria). Si tratta di piccoli esercizi commerciali lungo le strade, spesso riconoscibili per l'esterno dipinto di blu, che rappresentano ciò che resta dell'ex monopolio statale del tabacco, Tekel. È qui che si acquistano le sigarette.
Tekel fu istituito a metà degli anni Venti, quando il giovane Stato della Türkiye assunse il controllo del redditizio settore del tabacco, sottraendolo alle compagnie straniere che avevano conquistato il mercato negli ultimi anni dell'Impero ottomano.
La Türkiye era già allora un importante Paese produttore di tabacco. Persino l'immagine del cammello, diventata sinonimo del marchio Camel, ha radici turche. RJR, il colosso americano che produceva le sigarette Camel, utilizzava infatti una miscela di tabacco turco nei suoi prodotti. Fu così che qualcuno del reparto marketing dell'azienda ritenne appropriato scegliere un cammello come logo, nonostante la Türkiye non sia nota per questi animali.
Fu un momento cruciale per l'industria delle sigarette in Türkiye.
Ma proprio in quel periodo, a Tazlar, un minuscolo villaggio nel distretto di Sinanpaşa, nella provincia occidentale di Afyonkarahisar, stava avvenendo un'altra rivoluzione.
Guidati da un anziano del villaggio, Ahmet Aga, gli abitanti fecero voto di non fumare, dando così l'esempio alle generazioni future.
Quella decisione trasformò definitivamente il villaggio di Tazlar in un santuario senza fumo, quasi un secolo prima dell'introduzione delle moderne leggi sulla salute pubblica.
Sono passati quasi cento anni e il villaggio, con una popolazione di circa 2.000 abitanti, conserva ancora la reputazione di luogo in cui è quasi impossibile vedere qualcuno fumare.
La storia di Tazlar è oggi ancora più attuale, mentre il governo della Türkiye intensifica gli sforzi per limitare il fumo. Ankara sta valutando una legge che imporrebbe un divieto permanente di fumare alle persone nate dopo il gennaio 2015.
Il presidente Recep Tayyip Erdoğan è noto per la sua ferma opposizione al fumo. Secondo quanto riportato, avrebbe invitato la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, a smettere di fumare, cosa che lei avrebbe fatto all'inizio di quest'anno.
Diversi studi indicano che i cittadini della Türkiye figurano tra i maggiori consumatori di sigarette. Ma questo non rappresenta un problema a Tazlar.
Come è cominciato tutto
La storia ha in gran parte dimenticato Ahmet Aga, mentre gli abitanti di Tazlar ricordano ciò che è stato loro raccontato dai genitori. Secondo la tradizione, Aga era animato dal desiderio di proteggere sia la salute fisica sia le limitate risorse economiche della sua comunità.
Nel 1928, quando gli abitanti pronunciarono un giuramento collettivo contro il tabacco, Aga seppe sfruttare il fatto che nel villaggio fumassero soltanto poche persone, riuscendo a convincerle a smettere.
«Siamo cresciuti senza avere intorno persone che fumassero», racconta Mehmet Aydogmus, 66 anni, predicatore e contabile del villaggio. «In un certo senso, non fumare non è stata una decisione presa più tardi nella vita. È diventato parte della nostra vita e della nostra cultura».
Questa distinzione è fondamentale per comprendere l'esperienza di Tazlar.
Piuttosto che basarsi esclusivamente sulle decisioni individuali, il villaggio sembra aver sviluppato una cultura collettiva nella quale il fumo non è mai stato normalizzato.
Aydogmus afferma che questo principio non veniva presentato ai bambini come una regola imposta dall'alto. Era piuttosto qualcosa che assimilavano osservando i genitori, i nonni e i vicini.
«Quando ero bambino, non eravamo abituati a vedere qualcuno fumare nel villaggio», ricorda Aydogmus.
Tazlar è un villaggio di case in mattoni rossi, circondato da campi di pomodori gialli e barbabietole da zucchero. Qui gli abitanti seguono una routine precisa: si svegliano presto e vanno a letto dopo il tramonto. Qui tutti si conoscono.
L'opposizione degli abitanti al fumo affonda in parte le sue radici in ragioni legate alla salute, ma Aydogmus sottolinea che la tradizione non può essere spiegata soltanto in questi termini.
«I nostri anziani ci parlavano continuamente dei danni che il fumo provoca alla salute umana», afferma. «Ma non si limitavano a dirci che era dannoso per la salute».
Parlavano anche degli effetti delle abitudini dannose sulle famiglie, sulle comunità e sulla forza di volontà individuale.
«Lo abbiamo imparato gradualmente», racconta. «Anche quando eravamo bambini e non comprendevamo completamente cosa significasse, percepivamo dall'atteggiamento dei nostri anziani che si trattava di una questione importante per noi».
L'approccio del villaggio combinava responsabilità familiare, valori religiosi e solidarietà comunitaria, spiega Aydogmus.
Le famiglie si prendevano cura dei propri figli. Gli anziani mettevano in guardia le nuove generazioni. I vicini si conoscevano. E il comportamento non era considerato soltanto una questione individuale, ma anche qualcosa che poteva influenzare la famiglia e la comunità nel suo insieme.
Se un bambino iniziava a sviluppare quella che la famiglia considerava un'abitudine dannosa, parenti e vicini non rimanevano necessariamente passivi.
«Se un giovane commette un errore da qualche parte, la gente non dice: “Non sono affari miei”», racconta Aydogmus. «Nel villaggio tutti si conoscono. Tutti sanno di chi è figlio o nipote una persona».
Ma come si può preservare una cultura se non ci sono giovani che la portino avanti?
Sparsi come il fumo
Murat Karasogut, 29 anni, cresciuto a Tazlar, racconta di provare spesso uno shock culturale quando viaggia in altre parti del Paese.
«Quando vediamo qualcuno fumare fuori, a volte pensiamo: “Nel nostro villaggio non abbiamo nulla del genere”».
A Tazlar, dice, non fumare è diventata la norma. I giovani non hanno necessariamente bisogno di essere esortati ripetutamente a rifiutare il fumo, perché le sigarette sono già estranee alla cultura quotidiana del villaggio.
«Non fumare è una consuetudine nel nostro villaggio, quindi i giovani la adottano più facilmente», afferma.
Secondo lui, questa differenza rimane significativa anche quando i giovani entrano più frequentemente in contatto con le sigarette al di fuori del villaggio.
Tuttavia, sempre più giovani di Tazlar si trasferiscono nelle città, suscitando timori che l'opposizione al fumo possa affievolirsi nel tempo.
Oltre due terzi dei giovani del villaggio vivono ormai in città come Istanbul e Bursa, attratti da maggiori opportunità di istruzione e di lavoro.
Per Aydogmus e Karasogut, il futuro della tradizione di Tazlar dipende, in ultima analisi, dalla scelta delle nuove generazioni di portarla avanti.
Karasogut ritiene che i giovani abbiano una responsabilità particolare.
«Non vogliamo restare nel passato», dice Aydogmus. «Ma non vogliamo nemmeno perdere il nostro passato».


















